GLI STATI UNITI RIENTRERANNO NEGLI ACCORDI DI PARIGI

È ufficiale: la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, con 231 voti favorevoli e 190 contrari, un Disegno di Legge che intima al presidente Donald Trump e alla sua amministrazione di mantenere gli USA all’interno degli accordi sul clima di Parigi. La misura, denominata “Climate Action Now Act”, obbliga Trump a sviluppare un piano che faccia sì che gli Stati Uniti raggiungano gli obiettivi prefissati dagli accordi di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas serra, e allo stesso tempo dovrebbe impedire che i fondi federali vengano utilizzati per allontanare l’America dai vincoli del patto stesso.

Nel giugno del 2017, il tycoon aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi firmati dal suo predecessore, Barack Obama, nel 2015. Definendoli pessimi («Abbiamo avuto un accordo orribile»), aveva così motivato la sua scelta: «L’accordo negoziato da Obama impone target non realistici per gli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni». Qualche mese più tardi, nel gennaio del 2018, pur mantenendo una posizione fortemente critica, Trump aveva parzialmente ritrattato, dicendosi pronto a firmare una versione riformulata dell’accordo a patto che venissero poste condizioni più favorevoli per gli USA: «Se si raggiunge un buon accordo, c’è sempre la possibilità che torneremo».

Nonostante la decisione della Casa Bianca di abbandonare l’accordo, comunque, gli americani hanno sempre continuato a dare il loro contributo alla lotta ai cambiamenti climatici, permettendo così alla nazione di aprirsi una strada per onorare gli impegni assunti in passato. È il caso della “resistenza ecologista” organizzata da centinaia di stati federali, città, imprese e università che hanno aderito all’iniziativa “We are still in”, coordinata dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg: gli aderenti alla manifestazione erano un gruppo in rappresentanza di ben 120 milioni di cittadini, a dimostrazione dell’importanza del peso di tutti coloro che dicono no alle politiche dell’amministrazione Trump in materia di clima e inquinamento.

Il Disegno di Legge che richiede al presidente americano di rispettare i limiti stabiliti alla COP21, oltretutto, ha raccolto adesioni trasversali: dei 231 voti favorevoli, tre sono arrivati da membri del Partito Repubblicano, guidato proprio da Trump. La questione del cambiamento climatico sta diventando un vessillo nella campagna elettorale, sfoggiato soprattutto dai democratici: Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane rappresentante mai eletta al Congresso,aveva lanciato pochi mesi fa un piano ambizioso, il “Green New Deal”, per rendere gli USA il leader mondiale della transizione ambientale ed energetica, mentre il deputato texano Beto O’Rourke in questi giorni sta rilanciando la necessità di rendere gli Stati Uniti un paese ad emissioni zero entro il 2050, in linea appunto con gli accordi di Parigi.

Questa svolta è una delle conseguenze delle elezioni di metà mandato, che hanno riconsegnato la maggioranza della Camera dei rappresentanti all’ala democratica del governo americano. Frank Pallone, il responsabile della Commissione energia della Camera, ha commentato con queste parole la decisione: «Oggi mandiamo al presidente, agli americani e al mondo intero il messaggio che riconosciamo la serietà della crisi climatica, e che intendiamo fare la nostra parte per affrontare la questione».

Samy Tliba

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